Anita Monti - il resoconto del sinistro sul quotidiano " Il Secolo XIX "

a distanza di sette mesi dal sinistro marittimo Il quotidiano di Genova " Il Secolo XIX " pubblicò questo articolo  :

Il Club dei capitani di mare ha consegnato all'equipaggio della superpetroliera " Anita Monti ", di 225 mila tonnellate di portata, le "Corone navali al merito" come riconoscimento della gente di mare verso colleghi che, con la loro abilità e il loro coraggio hanno salvato la nave e la propria vita in drammatiche circostanze. La "Corona navale ", un premio che gli antichi romani davano agli equipaggi che si distinguevano per atti di valore in mare, è stata consegnata nella sede dello " Yatch Club Italiano " di Genova al comandante della nave cap. Venturino Pizzorno, al direttore di macchina cap. Giorgio Santagata ed al nostromo Iodice, che rappresentava l'equipaggio.

Ecco il fatto. Il 18 ottobre dello scorso anno la gigantesca petroliera , a pieno carico, navigava nel canale di Mozambico proveniente dal Golfo Persico. Pochi minuti dopo la mezzanotte, la rottura di una tubolatura dell'olio sulla turbina provocò un incendio. Un incendio grave e furono messi in atto tutti i dispositivi di emergenza per l'estinzione del fuoco, che divorava la sala macchine e gli apparati di automazione, e per un eventuale rapido abbandono della nave. La " Anita Monti " trasportava 225 mila tonnellate di petrolio greggio e da un momento all'altro poteva trasformarsi in uno spaventoso rogo.
Per oltre ventiquattro ore l'equipaggio lottò, sotto la guida del comandante e del direttore di macchina, per salvare la nave dalle fiamme. Tutta l'anidride carbonica e gli estintori furono scaricati nelle macchine. In un primo tempo l'incendio fu estinto. Le lamiere roventi riattivarono il fuoco con il rischio questa volta di estenderlo ai depositi del bunker e al carico.Venne presa allora la decisione di allagare la sala macchine, vasta come un palazzo di otto piani. L'operazione devastò l'apparato motore ma estinse completamente l'incendio.
La grande petroliera però non era ancora fuori pericolo. Dal momento dello scoppio dell'incendio era andata alla deriva per oltre quaranta miglia spinta dalle forti correnti del canale di Mozambico verso la costa.
Un rimorchiatore d'altura lo " Statesman " intanto si dirigeva a tutta velocità verso la petroliera italiana e riuscì a prendere il cavo di rimorchio quando la nave era ad appena un miglio dalla costa. Una distanza di circa cinque volte la sua lunghezza. Preso il rimorchio e trainata la nave , quattro, cinque miglia al largo, il cavo di rimorchio si spezzò "incattivandosi" nelle due eliche del rimorchiatore. Sembrava proprio la fine. Ed è qui che si rivelò ancora la tenacia e l'abilità del comandante e dei suoi uomini nel non abbandonare la lotta. Tutto intorno all'immenso scafo senza vita era iniziata la ballata dei rimorchiatori d'altura di ogni paese accorsi per offrire premi vantaggiosi affinchè il comandante cedesse ad essi la allettante preda.  Per un giorno e mezzo il comandante tenne duro in attesa che il suo rimorchiatore (quello con cui la società armatrice aveva pattuito il contratto di rimorchio)  liberasse le eliche.

 

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